Boom di richieste per i clinic della campionessa del Mondo di Padel Sara D’Ambrogio a Reggio Calabria in occasione della tappa finale dell’Asi Sunday Padel Tour. I posti disponibili sono andati esauriti in meno di 24 ore con grande soddisfazione dello staff dell’ASI Reggio Calabria. Continuano intanto i preparativi dell’evento che vedrà protagonisti gli atleti vincitori della varie tappe itineranti in Calabria. L’ASI Reggio Calabria, ha inoltre coinvolto un gruppo di volontari che informeranno e sensibilizzeranno più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare di quella monouso effettuando una vera e propria raccolta nelle zone limitrofi al Circolo “Sporting Stelle del Sud”.
"dati sensibili"
18 maggio 2023- L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e l’UNICEF Italia lanciano, per il terzo anno consecutivo, l’iniziativa di sensibilizzazione “DIRITTI IN COMUNE– Nelle politiche comunali ogni bambino e adolescente conta” per ricordare e celebrare il 32° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Con questa iniziativa i Comuni sono chiamati a compiere gesti simbolici per diffondere la conoscenza dei diritti dei bambini e dei ragazzi fra i cittadini e rinnovare l’impegno delle amministrazioni comunali per garantire l’attuazione della Convenzione ONU. Quest’anno l’iniziativa, oltre a sensibilizzare sui diritti sanciti dalla Convenzione ONU, avrà un focus sull’importanza della valorizzazione dei dati sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, per sostenere che i bambini e gli adolescenti contano e possono contare su amministrazioni comunali impegnate per offrire servizi a loro misura.
“Le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambini – ha commentato Antonio Decaro, presidente dell’ANCI – sono il nostro futuro e ogni sforzo va fatto perché queste giovani generazioni crescano nella sicurezza, nella consapevolezza, vedendo pienamente tutelati i propri diritti. Questa missione rientra pienamente nella missione dei sindaci e nella loro responsabilità verso le comunità. La rete dell’ANCI si è sempre impegnata affinché le esigenze delle giovani generazioni fossero centrali negli atti di programmazione, negli investimenti, nelle scelte politiche e amministrative dei Comuni, con particolare attenzione alle situazioni più difficili: i minorenni affidati ai servizi sociali, e quelli la cui giovane esistenza è già segnata da esclusione, povertà, sfruttamento, violenza.
“Rilanciamo oggi l’azione che ANCI conduce ormai da anni sulla base del protocollo sottoscritto con UNICEF Italia: una collaborazione molto positiva che sostiene le amministrazioni comunali nell’attività di scambio di informazioni e di esperienze, e che aiuta noi sindaci a pensare e mettere in cantiere iniziative concrete dalla parte dell’infanzia”.
“DIRITTIINCOMUNE’ è rivolta a tutte le amministrazioni comunali e ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo fondamentale che i Comuni sono chiamati a svolgere perché i diritti dell’infanzia e l’adolescenza non rimangano solo principi ma trovino attuazione concreta nelle azioni e nelle politiche che i Comuni adottano quotidianamente” – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia “Quest’anno l’iniziativa è dedicata all’importanza di affiancare alla preziosa conoscenza diretta che ogni amministratore ha del territorio in cui opera, anche una conoscenza analitica della condizione di vita di tutti i minorenni presenti nel Comune, in modo che si possano programmare politiche basate su evidenze che permettano di rispondere con i servizi più adatti ai reali bisogni e alle aspettative, della popolazione più giovane “.
I Comuni sono invitati a dedicare una seduta di Giunta o di Consiglio all’anniversario, a diffondere i materiali realizzati per l’iniziativa in tutti i luoghi e gli uffici pubblici e a promuovere l’iniziativa con l’hashtag #dirittincomune27maggio attraverso l’attività sui social, o sul web dedicando una pagina del proprio sito all’iniziativa.
“DIRITTI IN COMUNE” è l’attività che ANCI e UNICEF hanno promosso insieme negli ultimi anni, grazie al Protocollo siglato nell’ambito del Programma UNICEF Città amiche dei bambini e degli adolescenti, volto a valorizzare il ruolo strategico che le amministrazioni locali hanno nel dare piena attuazione alla Convenzione ONU.
Tutte le informazioni per aderire e i materiali sono disponibili alla pagina www.unicef.it/diritti-in-comune dove sarà presente anche l’elenco aggiornato delle Città che aderiranno promuovendo le azioni suggerite.
L’associazione culturale Le Muse “Laboratorio delle Arti e delle Lettere” di Reggio Calabria continua i suoi appuntamenti con cadenza settimanale e lo ha fatto, questa settimana, riunendo prestigiose personalità e noti professionisti per parlare di “Prevenzione dei fenomeni di adescamenti: bullismo e cyber – bullismo”. Il presidente prof. Giuseppe Livoti in apertura dei lavori ha ricordato come per il mese di maggio l’associazione ogni domenica metterà a fuoco argomenti di grande attualità che riguardano tutte le età dell’uomo evidenziando anche il rapporto che lega le diverse generazioni attraverso -tentazioni della contemporaneità-. Gli ospiti della conversazione Muse sono stati Antonio Luciano Battaglia esperto di Analisi Web, Cyber-Security Cyberbullismo & Cyber-Intelligence, Massimo Pirrello – avvocato e delegato Muse Cultura della Legalità e del Diritto, Dominella Quagliata – psicologa e psicoterapeuta.
Livoti ha ribadito come l’argomento delle prevenzione dei fenomeni di adescamenti ci porta ad evidenziare come occorre e conoscere i rischi, contatti con adulti sconosciuti, esposizione a contenuti violenti e/o sessuali inadeguati all’età, perdita di controllo di eventuali informazioni, foto e video condivisi, violazioni della privacy (diffusione incontrollata di informazioni riservate) e che sia necessario costruire alleanze educative con altri adulti di riferimento confrontandosi con altri genitori, amici e parenti. Antonio Luciano Battaglia esperto di Analisi Web, Cyber-Security Cyberbullismo & Cyber-Intelligence ex funzionario della polizia in quiescenza si è soffermato sul ruolo della Polizia Postale che ha avuto modo di constatare negli anni che molti adulti pedofili, dediti all’attività di scambio di materiale pedopornografico in rete, rubano foto/video di vita quotidiana pubblicate sui social dai genitori di bambini/e felici e spensierati mentre svolgono attività quotidiane. Mi muovo in questo settore da più di 15 anni e mi rivolgo a tutte le età con particolare attenzione alle scuole. Il problema è dato dal fatto continua Battaglia, che dobbiamo essere consapevoli quando ci affacciamo al mondo del web che è una piazza libera e per questo nulla è sicuro in rete. I “servizi cloud” sono risorse applicative e infrastrutturali presenti su Internet ed i provider terzi forniscono agli abbonati questi servizi, consentendo ai clienti di sfruttare potenti risorse di elaborazione senza dover acquistare o mantenere hardware e software. Da tutto ciò emerge che i dispositivi sanno tutto di noi, appena accendiamo un computer o un cellulare e la mente artificiale ha un algoritmo che si modifica in base alle nostre pianificazioni on line.
Dominella Quagliata – psicologa e psicoterapeuta si è soffermata sul senso della famiglia oggi. Le offese, dice nel tempo, gli atti di bullismo ci sono sempre stati, il mondo cyber li ha amplificati. Dietro un computer dunque si rischia, essendo schermati, di aggredire non verbalmente ma con commenti ed interazioni scrittografiche. Per le famiglie sarebbe utile ed occorre definire insieme a bambini/e il tempo che possono trascorrere online, scegliere insieme le app da scaricare, prestando attenzione ai limiti di età prevista. Il “cyberbullismo” è la manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come “bullismo” continua la Quagliata, il tutto, caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo. Il cyberbullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chat rooms, instant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo è quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi. Storie che hanno in comune non una età. Ma che in realtà evidenzia l’aggressività della società attuale, sinonimo di frustrazioni, poiché, dietro lo schermo non ci riconosce e l’interazione non si umanizza dietro lo schermo stesso. Massimo Pirrello, avvocato e delegato Muse Cultura della Legalità e del Diritto si è soffermato su un punto di vista strettamente normativo dove non vi è una legge specifica sul bullismo; vi è però la Legge n. 71/2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Questa fornisce una definizione di cyberbullismo: «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi a oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore, il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori, ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso o la loro messa in ridicolo». Stabilisce che il minore ultraquattordicenne, vittima di episodi di cyberbullismo, possa richiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi in rete inviando un’istanza al titolare del trattamento o al gestore del sito del social network. Il gestore ha 24 ore di tempo per provvedere; in caso negativo, l’interessato potrà rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che procederà a rimuovere i contenuti entro 48 ore. Coinvolge sia il Consiglio dei Ministri nella redazione di un piano annuale di contrasto e di prevenzione al cyberbullismo, sia il Ministero dell’Istruzione nell’adozione di linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno nelle scuole, in collaborazione con la Polizia Postale. Prevede che sia il dirigente scolastico a informare tempestivamente i genitori della vittima e del cyberbullo, una volta venuto a conoscenza di atti di violenza e prevaricazione. Ogni regolamento scolastico dovrà prevedere una serie di misure disciplinari commisurate alla gravità degli atti posti in essere. Ed infine, ribadisce l’avvocato Pirrello, contempla l’ammonimento per il cyberbullo infra diciottenne da parte del Questore, il quale interverrà convocando il minore e la sua famiglia.
Il nostro legislatore ma anche la recente giurisprudenza è sempre più attenta e sensibile al fenomeno. Difatti, l’attenzione non solo legislativa e giurisprudenziale ma anche politica e mediatica è in prima linea contro la svalutazione dei sentimenti e delle sensibilità delle vittime, rendendo protagoniste le emozioni negative e le paure. Solo noi cittadini, associazioni come Le Muse, club service possiamo davvero azionare un vero e proprio cambiamento improntato al rispetto della dignità e dei sentimenti dei soggetti fragili. Un invito dunque dalle Muse a conoscere ed a continuare a creare eventi sugli strumenti digitali, informandosi sulle impostazioni di privacy di strumenti, app e servizi; attivare il parental control e i filtri con password per monitorare contenuti consultati e ambienti digitali. Condividere le password o i PIN di accesso a smartphone e profili social e considerarla una regola di ingaggio necessaria per poter vivere meglio e liberi da problemi che potrebbero ripercuotersi nella vita di ogni giorno.
Una fortissima risposta a Palmi ieri, domenica 7 maggio, in occasione della giornata dedicata alla pulizia della spiaggia e alla sensibilizzazione ambientale organizzata da Plastic Free alla Tonnara.
Più di cinquanta volontari si sono dati appuntamento nella zona vicino al Lido Pierino e al Sunset Beach Club per ripristinare ordine e decoro a un tratto molto frequentato della costa calabrese.
I volontari di Plastic Free si sono uniti sotto la guida dei referenti Serena Pensabene, Ludovica Monteleone, Maria Cristina Altomonte, Angela Attisano e Giovanni Mannuzza, coinvolgendo gli istituti penitenziari di Locri, Palmi e Laureana di Borrello, insieme ai tutor e a Valeria Votano, referente dell’Associazione Seconda Chance, realtà che si occupa proprio di favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti in uscita dalle carceri.
“La mattinata ecologica si è conclusa con più di sessanta sacchi di rifiuti raccolti, tra vetro, plastica, indifferenziato, ingombranti e con una grande gioia nel cuore per essere riusciti ad abbattere stereotipi e pregiudizi facendo squadra con persone che hanno dimostrato di volersi impegnare per la propria libertà e per la propria terra”, affermano i referenti Plastic Free organizzatori dell’evento.
Un appuntamento riuscito grazie anche al supporto e alla collaborazione del Comune di Palmi e del Sunset Beach Club che hanno aderito e supportato la causa preannunciando già future collaborazioni costruttive per il territorio, in nome di un’unica nobile causa.
Plastic Free è già pronta a tornare in azione tra il 20 e il 21 maggio con diversi appuntamenti che si svolgeranno in contemporanea in tutta la Calabria, in occasione della data regionale Plastic Free, un evento che coinvolge annualmente migliaia di volontari in tutte le città calabresi.
Per restare aggiornati sui prossimi appuntamenti si consiglia di registrarsi al sito nazionale www.plasticfreeonlus.it scegliendo la propria area di preferenza e seguendo il gruppo Facebook Plastic Free Calabria.
Confindustria Giovani Reggio Calabria: la sicurezza sul lavoro pilatro della vita
Rafforzare ed incoraggiare la cultura della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, è questo l’obiettivo dell’incontro organizzato dal gruppo dei Giovani Industriali di Reggio Calabria, insieme agli Ordini degli Ingegneri, degli Architetti e dei Consulenti del Lavoro.
“A noi piace la giovane impresa, – ha commentato il Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Reggio, Salvo Presentino – ma anche argomenti freschi e di attualità, come in questo caso. Oggi, in occasione della giornata mondiale della sicurezza sul lavoro, abbiamo voluto dedicare un incontro proprio a questa tematica. La sicurezza e la salute dei lavoratori è una necessità delle aziende, e noi continuiamo questo nostro percorso, di formazione e conoscenza, sperando di trasmettere sul territorio quello che sappiamo, attraverso le competenze che abbiamo, e avvalendoci di importanti collaborazioni”. Così il presidente, dopo aver sciorinato i dati relativi al 2022, che hanno registrato un aumento del 25%, con oltre 700 mila casi di infortuni sul lavoro.
Ad aprire l’evento, svoltosi in una gremita sala delle conferenze della sede reggina di Confindustria, Giuseppe Febert, vicepresidente di Confindustria Reggio, “Io più che di sicurezza, credo si debba parlare di insicurezza, perché la sicurezza porta all’incidente. Il mio augurio è, infatti, che, attraverso queste iniziative, si possa infondere la cultura dell’insicurezza, in modo da tenere sempre alto il livello di attenzione”.
E dopo il vicepresidente i saluti del presidente dell’Ordine degli Ingegneri Francesco Foti; di Ilario Tassone, presidente dell’Ordine degli Architetti; di Paola Tripodi dell’Ordine dei Consulenti del lavoro; di Caterina Brianti, alla guida dei giovani consulenti del lavoro, che ha sottolineato «che la sicurezza sul lavoro riguarda l’intera collettività, le madri che attendono i figli, i figli che attendono i padri e le madri, riguardano le famiglie dei datori di lavoro. Noi tutti, ognuno con il proprio ruolo, abbiamo l’obbligo di fare un lavoro quotidiano e puntiglioso di sensibilizzazione, per ottenere un cambio di mentalità».
Ad organizzare e moderare il convegno “Salute e sicurezza”, Nicola Cuzzocrea, delegato alla formazione dei giovani imprenditori, “il nostro obiettivo oggi non è solo quello di sensibilizzare la nostra platea su un argomento così importante, ma vogliamo, grazie agli illustri relatori presenti, illustrare quelle che sono le novità del legislatore, sulle tematiche relative all’antincendio e alla sicurezza”.
Dopo i saluti istituzionali gli interventi del comandante dei vigili del fuoco di Reggio Calabria, Maria Cavaliere e dell’ingegnere Antonino Ughettini, responsabile della Vigilanza Tecnica dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Reggio Calabria.
“Si parla di sicurezza nei luoghi di lavoro già dal 1955, – ha sottolineato il comandate Cavaliere – c’è un vecchio decreto, ma molto attuale, che è l’81, che dà delle degli indizi, su come il datore di lavoro deve mettere in atto, tutte quelle misure di sicurezza per tutelare i lavoratori. Le novità in questo settore sono tante, anche se in realtà sono provvedimenti, che seppur esistenti da tempo, sono andati in vigore da ottobre del 2022. Il legislatore ha dovuto fare un po’ di chiarezza in più, per dare uno strumento più forte e più consapevole ai lavoratori”
L’Ingegnere Ughettini, ha posto l’accento sulla necessità di puntare tutto su una maggiore diffusione della cultura della sicurezza, partendo da un’attenta valutazione dei rischi del luogo di lavoro, ed introducendo l’insegnamento di questa materia nelle scuole di ogni ordine e grado. “Ancora oggi nel nostro paese 3/4 lavoratori ogni giorno perdono la vita sul lavoro. Gli alunni e gli studenti di oggi, che saranno lavoratori, dirigenti, professionisti e datori di lavoro di domani, costituiscono terreno fertile per la diffusione di tali tematiche. Una volta informati e formati correttamente, saranno in grado di trasformarsi in osservatori straordinariamente lucidi e precisi, nel percepire le situazioni di rischio e nel prevenire infortuni anche nella vita quotidiana. Con la legge 215/2021 di conversione del D.L. 146/2021 sono state introdotte alcune importanti modifiche al DLgs 81/2008, come l’inasprimento delle sanzioni, e la formazione obbligatoria per tutti i datori di lavoro”.
La conclusione è stata affidata al presidente Giovani Imprenditori Unindustria Calabria, Umberto Barreca, “il nostro è un movimento molto frizzante, sia a livello provinciale che regionale. Il tema di oggi è molto delicato, per questo abbiamo deciso di affrontarlo con i consulenti del lavoro, gli Ordini Professionali, i vigili del fuoco, coinvolgendo, quindi, tutte le figure che ruotano attorno al mondo del lavoro e delle imprese. Un’altra iniziativa partita da noi giovani, molto partecipata ed interessante”.
Il 27 aprile si conclude in Calabria, in Sardegna e in Sicilia il tour nazionale UGL “La sicurezza è il tuo futuro”, organizzato dal sindacato per presentare i dati emersi dal Report 2022 UGL “La Sicurezza nei e sui luoghi di lavoro”. Le tappe precedenti hanno toccato tutte le altre Regioni italiane per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di implementare una cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Regione Calabria
La Regione Calabria presenta degli elementi di forte criticità, soprattutto in alcune sue province, con il risultato che si posiziona nella parte alta della graduatoria per maggiore rischiosità. Con una incidenza di 42,2 infortuni mortali per milione di addetti, cinque punti sopra la media nazionale, la Calabria è infatti all’ottavo posto. In valori assoluti, i casi totali sono 22 con una platea di occupati vicina alle 521mila unità. In termini di incidenza, la provincia più a rischio è quella di Crotone, al settimo posto nazionale, con una incidenza di 72,8 punti, 3 infortuni mortali per 41mila occupati. Cosenza è al 18° posto della graduatoria nazionale (incidenza di 56,7 per 194mila addetti), ma è la prima nella Regione per valori assoluti (11 infortuni mortali). A seguire, troviamo Catanzaro (44° posto nella graduatoria; incidenza di 37,8, con quattro accadimenti e circa 106mila occupati) e Vibo Valentia (70° posto; incidenza di 25 punti, con un infortunio mortale e 40mila occupati), con Reggio Calabria a chiudere (77° posto, incidenza di 21,5 punti, con tre infortuni mortali e quasi 140mila occupati).
Regione Sardegna
La Sardegna si posiziona al penultimo posto per incidenza infortunistica, calcolata sugli infortuni mortali per milione di addetti. Con 16 accadimenti per poco più di 563mila occupati, registra una incidenza del 28,6, sette punti sotto la media nazionale. Guardando alle province, per incidenza, la provincia più a rischio è quella di Oristano. Con tre infortuni mortali su una platea di occupati di poco sopra alle 50mila unità, ha una incidenza di 59,7 punti, cosa che la posiziona al 15° posto nella graduatoria nazionale. Sopra la media nazionale, anche Sassari: con sette infortuni mortali (il valore più alto in termini assoluti fra le cinque province) e una platea di occupati vicina alle 166mila unità, ha una incidenza di 42,2 punti. Più indietro in termini di incidenza le altre province. Nuoro si colloca al 61° posto, con una incidenza di 27,7 punti, derivante dai due infortuni mortali per poco più di 72mila occupati. Cagliari è al 71° posto, con quattro infortuni mortali e 161mila addetti per una incidenza di 24,8 punti. La provincia della Sud Sardegna è, con altre, all’ultimo posto dalla graduatoria nazionale: nel 2022 non sono stati denunciati infortuni mortali nei luoghi di lavoro. Nella provincia sono occupate quasi 114mila persone.
Regione Sicilia
In valori assoluti, la Regione Sicilia ha sofferto, nel 2022, 50 infortuni mortali; considerando la platea degli occupati (un milione e 311mila unità), l’incidenza è di 38,1 accadimenti per milione di addetti, tre punti sopra la media nazionale. Nel complesso, la Sicilia è al nono posto nella graduatoria per rischiosità, la terza considerando le sole regioni con più di un milione di occupati. Sono tre le province nelle prime trenta a livello nazionale per rischiosità: Enna (11° posto nella graduatoria, con tre infortuni mortali, 45mila addetti e una incidenza di 65,8 punti), Siracusa (21° posto, con sei infortuni mortali, poco più di 108mila occupati e una incidenza di 55,4 punti) e Catania (26° posto, con 14 infortuni mortali, quasi 277mila occupati e una incidenza di 50,6 punti). Sopra la media nazionale, anche Caltanissetta (31° posto, con tre infortuni mortali, 63mila occupati e una incidenza di 47,4 punti) e Trapani (36° posto, con cinque infortuni mortali, 116mila occupati e una incidenza di 43,1 punti). Molto vicine fra loro per incidenza, invece, Palermo (57° posto, con dieci infortuni mortali, quasi 319mila occupati e una incidenza di 31,4), Messina (59° posto, con cinque infortuni mortali, più di 162mila occupati e una incidenza di 30,7) e Agrigento (64° posto, con tre infortuni mortali, 109mila occupati e una incidenza di 27,5). In coda, infine, Ragusa (92° posto nella graduatoria nazionale) con un infortunio per più di 110mila occupati e una incidenza pari a 9.
Secondo Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL: “Occorre un deciso impegno delle Regioni, per quanto di loro competenza, a iniziare da un rafforzamento dei controlli a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, anche attraverso il coinvolgimento degli enti locali, fondamentali per intercettare il lavoro sommerso nel commercio, nell’edilizia e nell’agricoltura”.
La violenza di genere rientra nella violazione dei diritti umani ed è tra le più diffuse a livello planetario. Un terzo della popolazione femminile, come evidenziato da recenti dati, è vittima di abusi o violenza perpetrate molto spesso da uomini vicini alla vittima. Questo fenomeno si consuma, nella quasi totalità dei casi, tra le mura domestiche e vede coinvolte donne di ogni età, estrazione sociale e livello culturale, con conseguenze spesso irreparabili.
Risulta, quindi, necessario implementare le strategie territoriali a sostegno del cambiamento dell’uomo che maltratta, facilitandone la presa in carico e, di conseguenza, il miglioramento delle relazioni familiari e interpersonali di quest’ultimo, attraverso l’assunzione di comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali e familiari. Ѐ questo, infatti, lo scopo del progetto SAM – Prevenzione e Rieducazione degli Uomini autori di Maltrattamento, affidato dalla Regione Calabria – Assessorato alle Politiche Sociali al Centro Calabrese di solidarietà e concluso in questi giorni dopo un anno di intenso lavoro. C’è da precisare che il progetto ha potenziato, nel corso dell’anno, un servizio di trattamento che il Centro Calabrese di Solidarietà fin dal 2015 promuove sul territorio provinciale e regionale garantendone un’ulteriore diffusione capillare e arrivando a prendere in carico uomini dell’intero territorio regionale.
Gli obiettivi specifici del progetto sono stati quelli di: sviluppare e realizzare un piano di prevenzione universale e selettiva sul territorio della Regione Calabria; rafforzare le azioni a favore della presa in carico e del trattamento degli uomini maltrattanti nel centro di trattamento già attivo; implementare la sensibilizzazione e l’informazione rispetto alla tematica degli autori di violenza.
Per il raggiungimento di tali obiettivi sono state previste azioni articolate attraverso attività e tempi ben definiti: start up e comunicazione, attività di prevenzione e sensibilizzazione negli istituti scolastici della Regione, potenziamento e trattamento di uomini autori di violenza, attività di valutazione qualitativa dell’impatto del progetto attraverso i feedback delle persone coinvolte. Nell’ambito dell’attività progettuale sono stati avviati gli incontri nelle scuole che hanno visto il coinvolgimento di circa cento alunni e di circa venti docenti del territorio regionale.
Le attività sono state svolte negli istituti in orario scolastico e hanno consentito di soffermare principalmente l’attenzione sull’emozione della rabbia e sulla gestione della stessa pervenendo a riflessioni accurate sulle differenze di genere, trattando il tema degli stereotipi che ricadono sulla donna e sull’uomo riguardo l’ambito affettivo e professionale
L’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Reggio Calabria, in una nota, esprime “tutta la sua preoccupazione, indignazione e rabbia dopo l’aggressione e la morte di Barbara Capovani, la psichiatra aggredita venerdì scorso da uno dei suoi pazienti all’esterno del reparto di Salute mentale dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, per un fenomeno che si sta trasformando in una vera e propria emergenza nazionale”. Nel manifestare la propria vicinanza alla famiglia ed a tutti i colleghi della psichiatra uccisa, l’Ordine ricorda come “la Calabria non è certo esente da questo fenomeno, basta leggere le cronache dove è possibile registrare, in maniera costante, atti di violenza contro gli operatori sanitari. E le donne della categoria, secondo i dati statistici nazionali, risultano essere quelle più colpite. Servono, quindi – afferma l’ordine reggino – iniziative concrete per dare maggiore sicurezza a medici ed infermieri sui luoghi di lavoro ma anche, e soprattutto, una maggiore sensibilizzazione culturale sul tema per far comprendere ai pazienti che il medico è sempre dalla loro parte. Accanto a questo, occorre mettere in campo una serie di iniziative come l’aumento di personale, la presenza di mediatori culturali nei Pronto soccorso affinché il diritto alla salute sia garantito insieme a quello che riguarda la sicurezza”.
“Nessuno vuole toccare la legge 180 e la forte commozione per l’omicidio della dottoressa Capovani deve evitare eccessi”. Lo afferma Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Antoniozzi ha presentato la proposta di legge di modifica degli articoli 88 e 89 del codice penale che disciplinano l’infermità e la seminfermità mentale. “Attenzione a non associare il crimine alla ‘follia’ – prosegue – perché questa equazione ha portato a conseguenze devastanti. Il potenziamento dei servizi psichiatrici è all’esame del ministro Schillaci e del sottosegretario Gemmato ma riguarda una questione che prescinde dalla tragedia di Pisa. Così come la nostra proposta di legge, annunciata a novembre e depositata a marzo, introduce la discriminante psicotica nella valutazione peritale e la inserisce nel codice penale. Pensare che un disturbo psichiatrico significhi follia è di per sé una follia. Ha detto bene il prof. Giuseppe Nicolò quando ha affermato che c’è la necessità di potenziare i servizi in carcere per chi è affetto da disturbi dì personalità ma c’è bisogno assoluto di evitare che le Rems siano contenitori per antisociali e borderline che , sostanzialmente, sono delinquenti. Il potenziamento dell’offerta pubblica è una questione che, soprattutto dopo il Covid ha una sua naturale prelazione ma guai ad associarlo alla vicenda Capovani”. “Gli psichiatri – conclude Antoniozzi – non possono diventare sceriffi né possiamo associare direttamente il crimine alla follia perché non è così: finiremmo per legittimare la violenza e considerare malati mafiosi, stupratori e criminali vari. Questa concezione assurda ha prodotto impunità per tante persone. Sul caso Capovani ho già detto la mia ma il dolore più grande, oltre che ovviamente per la morte, è il dileggio impunito sui social di movimenti sedicenti che hanno scritto frasi irripetibili. E che meriterebbero davvero una forte sanzione”.
Centro Calabrese di Solidarietà: concluso il progetto “Libellula”
La libellula è un simbolo araldico di gioia e contentezza, di amore, di speranza e di cambiamento, cambiamento come realizzazione del sé. Porta in sé lo spirito della trasformazione. Quando la vita di una donna, e dei figli e delle figlie che rappresentano il nucleo centrale della propria esistenza, viene stravolta dalla violenza perpetrata soprattutto tra le mura domestiche, rimuovere tutti quegli ostacoli che si frappongono alla concreta possibilità di recupero dell’autonomia psicologica, sociale ed economica delle donne- e che terminano il percorso di fuoriuscita dalla violenza – diventa una occasione di rinascita e di “trasformazione”. E’ questo lo spirito del progetto del Centro Calabrese di Solidarietà denominato “Libellula” che si è svolto nella Casa rifugio-Centro Anti violenza “Mondo Rosa” con l’intento prioritario di restituire dignità e consapevolezza di sé alle donne maltrattate e vittime di violenza e ai figli.
“Mondo Rosa” è un luogo sicuro dove le donne possono abitare in autonomia, continuando le proprie attività quotidiane, ripensare e riprogettare la propria vita, per riconquistare la propria autostima, spesso indebolita dal vissuto di violenza e porre le basi per una vita indipendente e autonoma. Quello vissuto nell’ambito del progetto “Libellula” è stato un anno intenso, concluso lo scorso 31 marzo, che ha visto una serie di attività finalizzate a perseguire il rafforzamento dei servizi integrati di accoglienza, presa in carico, sostegno psicologico e orientamento lavorativo per donne vittime di violenza ospiti della Casa Rifugio, puntando a rimuovere tutti quegli ostacoli che si frappongono alla concreta possibilità di recupero dell’autonomia psicologica, sociale ed economica delle donne che terminano il percorso di fuoriuscita dalla violenza.
I servizi previsti dal Progetto, già offerti dalla struttura, sono stati suddivisi in due macro-aree: accoglienza e ospitalità in protezione ed emergenza a donne vittime di violenza con o senza figli minori (per un totale di 10 posti letto). Garantito anche il sostegno e l’accompagnamento ai minori vittime di violenza assistita, mediante laboratori ludico-educativi e di sostegno scolastico per i minori vittima di violenza assistita. Durante la permanenza nella “Casa Rifugio” ai minori sono stati garantiti interventi di sostegno emotivo a lungo termine, cure mediche, collaborazione con le autorità scolastiche, con i servizi di tutela all’infanzia e sostegno alle madri per quanto concerne l’educazione dei figli. Il cuore del progetto, quindi, è stato rappresentato da tutte quelle attività finalizzate a consentire una rapida emancipazione dalla spirale della violenza in cui sono stati inghiottiti i bambini e le bambine approdati nella Casa Rifugio con le mamme, utilizzando strumenti ed interventi psico-sociali e pedagogici definiti dalle caratteristiche dei minori e della matrice della violenza subita, quali: spazio-gioco per attività ludico-educative quali lettura di racconti e favole, giochi di gruppo. “Mondo Rosa” è diventato uno “spazio sicuro” nel quale poter sperimentare la propria volontà, dove sono stati incoraggiati a “comunicare” i loro stati d’animo, le loro paure, le loro percezioni: attività, queste, che hanno rappresentato un valido sostegno all’elaborazione del trauma della violenza assistita.
Il progetto “Libellula” ha rappresentato anche una fondamentale occasione per la mission della Casa Rifugio all’interno del territorio regionale. “Oltre a garantire concreto sostegno ed accoglienza alle donne vittime di violenza ed ai loro figli, “Mondo Rosa” ricopre un importante funzione di “catalizzatore” sociale, partecipando quotidianamente allo sviluppo di politiche integrate, di un team multidisciplinare e multiprofessionale, di un dibattito in merito alia fenomenologia della violenza in tutte le sue forme e conseguenze – spiegano le referenti del progetto -. E dunque importante “sfruttare” questo ruolo per sensibilizzare la comunità sul tema della violenza di genere, mediante metodologie innovative di diffusione dei risultati”. Liberiamo la libellula, quindi, per sviluppare una coscienza collettiva per Costruire ed affermare una cultura contro la violenza perpetrata contro le donne.
Più alto è il tasso di indigenza diffusa in un territorio, tanto elevato sarà quello relativo al livello di istruzione e formazione professionale: povertà economica e povertà educativa sono la faccia di una stessa medaglia e sono proprio gli effetti di questo combinato disposto a gettare i timori più profondi sul futuro prossimo della Calabria. Le istituzioni hanno il dovere di “creare una rete” e interagire per garantire che ogni bambino e ogni giovane possa accedere all’istruzione e alla cultura, affinché nessuno sia lasciato indietro. È questa la sintesi dell’articolato confronto che ha animato la prima Giornata sulla Povertà educativa organizzata dal Comitato per le Comunicazioni della Calabria, nella sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria.
“A causa di difficili condizioni economiche molte bambine, bambini, ragazze e ragazzi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori. L’intento di questo confronto avviato tra istituzioni, operatori di settore, agenzie educative è quello di mettere al centro dell’attenzione la problematica per dare risposte e, quindi, offrire ai bambini e alle bambine calabresi le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori”. È quanto ha affermato dal presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino, che ha moderato le sessioni di lavoro della mattinata concluse con la proclamazione dei vincitori dell’Avviso pubblico indetto nel dicembre 2022, in seguito all’istituzione del premio di qualità per i migliori contenuti comunicativi per l’anno 2022. Il presidente Scarpino è stato affiancato dal vice presidente Mario Mazza e dal segretario del Corecom, Pasquale Petrolo.
C’è da ricordare che il premio è stato istituito dal Corecom Calabria nell’intento di individuare iniziative, azioni propulsive, strumenti, atti ad offrire un contributo nella lotta al fenomeno distorsivo della povertà educativa da parte dei media. “Questa iniziativa ha avuto scopo principale di sensibilizzare la comunità sul tema della povertà educativa e incentivare la produzione di contenuti di qualità sulla tematica – ha spiegato il presidente Scarpino -. Il Corecom ha coinvolto le scuole, oltre i soggetti istituzionali competenti, per approfondire e contrastare le criticità strutturali e infrastrutturali che acuiscono la situazione di povertà educativa esistente nella nostra regione”.
I VINCITORI DEL PREMIO DI QUALITÀ – A consegnare i premi, assieme ai componenti del Corecom Calabria, è stato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, e i componenti della commissione giudicatrice: il presidente, il giornalista del Sole 24Ore Giuseppe Chiellino e la presidente del Corecom Veneto, Marco Mazzoni Nicoletti (collegata in remoto la produttrice cinematografica Guia Invernizzi Cuminetti). A vincere il primo premio Radio Tele International srl, con il “Reportage sulla Povertà minorile educativa” (il premio è stato ritirato dal direttore responsabile, Giusy Regalino); al secondo posto con “Non rubiamo il futuro ai bambini”, vince la rivista cultuale “Globus” (presente il direttore Fabio Lagonia); il terzo premio è andato a Diemmecom con il reportage “I maestri di condominio” (il premio è stato ritirato dal direttore editoriale Pierpaolo Cambareri) Quarto posto per Canale 14 con il video “Arghillà terra di conquista, giovani invisibili, adulti negati”. Tre le menzioni speciali: ad Esperia Tv (ritira Michele Palermo), Calabria 7 e Telemia.
Tra i presenti anche il direttore della sede Rai Calabria, Massimo Fedele.
I LAVORI DELLA PRIMA SESSIONE – I lavori sono stati aperti dai saluti istituzionali del presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, del coordinamento dei presidenti del Corecom Italia, Antonio Donato Marra (che ha anticipato che la Giornata diverrà itinerante e si svolgerà in altre regioni) e del direttore vicario dell’Ufficio scolastico regionale, Domenico Cama.
“Occorre realizzare una sorta di “rete di supporto” che possa accompagnare i ragazzi e le ragazze in un percorso di crescita culturale, contribuendo a sconfiggere la povertà educativa – ha affermato il presidente Filippo Mancuso -. Penso alle potenzialità che possono offrirsi ad uno studente calabrese di trascorrere una giornata in questa Assemblea legislativa, per apprendere il corretto uso delle fonti documentali, attingere correttamente le informazioni dal web e sperimentare in modo critico l’utilizzo delle nuove applicazioni che l’intelligenza artificiale offre oggi. Dobbiamo impegnarci insieme, per garantire che ogni bambino e ogni giovane possa accedere all’istruzione e alla cultura, affinché nessuno sia lasciato indietro”.
I DATI ISTAT – Dopo l’intervento di Antonella Bianchino Dirigente Ufficio Territoriale Area Sud Istat, la prima sessione di lavori è stata aperta dai ricercatori ISTAT Alessandra Rodolfi e Domenico Tebala; Antonella Bianchino Dirigente Ufficio Territoriale Area Sud Istat. Come spiegato dai ricercatori, secondo l’ultimo rapporto Bes dell’Istat (nel periodo pre-pandemico), la Calabria registra il tasso più alto in Italia di competenze alfabetiche inadeguate nelle scuole superiori di secondo grado: con 47 studenti su cento. Con la provincia di Crotone all’ultimo gradino nella classifica nazionale per impreparazione: circa il 57%. Una percentuale che sale se si valutano le competenze numeriche. Qui la fascia di studenti con un livello insufficiente tocca il 57,7%. E dopo lo scoppio dell’epidemia e l’avvento della didattica a distanza quei dati sull’acquisizione delle competenze tra gli studenti calabresi sono peggiorati. Facendo superare ampiamente quota 60% tra i maturandi che non hanno raggiunto una soglia sufficiente di competenze alfabetiche (esattamente il 64%) e matematiche (addirittura 7 giovani su 10). Come è elevatissimo il dato di chi tra i giovanissimi rientra nel novero dei Neet, cioè quei soggetti di un’età compresa tra i 15 e i 29 anni che né lavora né è inserita in circuiti formativi. Anche qui le province calabresi hanno il triste primato di stare in testa alla classifica nazionale.
I dati illustrati dall’Istat hanno rappresentato una solida base di partenza per la tavola rotonda incentrata sul tema della Povertà educativa è stata animata dal professore dell’Università “Magna Graecia”, Antonio Viscomi; dal vice presidente del Corecom Calabria, Mario Mazza e dal Commissario del Corecom Sicilia, Aldo Mantineo. “Quando parliamo di povertà educativa ci concentriamo su quella che nasce tra zero e sei anni, ma poi si riflette su tutta la vita. Il Corecom ha una funzione istituzionale e pro attiva rispetto al sistema – ha affermato il professor Viscomi – I dati dell’Istat, come quelli che parlano del 46% disegnano un futuro di migrazione e spopolamento della Calabria e forse del Mezzogiorno: serve l’impegno delle istituzioni per congiurare questo quadro preoccupante attraverso la creazione di una alleanza territoriale che sappia costruire percorsi che portino a garantire meno bonus e più servizi. Serve un cambio di mentalità”, ha affermato il professor Viscomi. “Il Consiglio regionale, anche attraverso Corecom, ha voluto investire su questa delicata tematica: oggi ci sono presidenti dei Comitati di tutta Italia, una occasione per riunificare il Paese per colmare i divari e le differenze: la povertà educativa si affronta anche in questo modo”, ha aggiunto Mario Mazza mentre Aldo Mantineo ha sottolineato il ruolo degli operatori dell’informazione in materia: “Sul fronte della povertà educativa non esiste una adeguata percezione, mentre tutti abbiamo idea della povertà economica. Come comunicatori siamo interessati a trovare le storie, a stimolare le lacrime, ma non ci fermiamo ad analizzare le problematiche: le nostre specifiche competenze devono diventare strumento di approfondimento, andare oltre il racconto per contrastare la povertà educativa”.
LA SECONDA TAVOLA ROTONDA – La seconda sessione ha avuto come oggetto i “Contenuti comunicativi in tema di contrasto alla povertà educativa”, alla tavola rotonda hanno partecipato Giuseppe Chiellino, giornalista del Sole 24 ore; Marianna Sala, presidente del Corecom Lombardia; Marco Mazzoni Nicoletti, presidente del Corecom Veneto; Pasquale Petrolo, segretario del Corecom Calabria, e il segretario questore del Consiglio regionale, Ernesto Alecci.
“Come giornalista cerco di allargare lo sguardo – ha sottolineato Chiellino – E’ importante capire a punto è la Calabria, soprattutto rispetto all’Europa: ci sono 300 regioni, e la Calabria è la quart’ultima per numero di ragazzi tra 15 e 24 anni che non fanno nulla, giovani invisibili. Questa situazione sta peggiorando, e negli ultimi due anni si registra un aumento oltre il 2% di Neet. La Commissione europea definisce questa situazione come la ‘trappola dei talenti’, anche quei pochi ragazzi che si formano, se ne vanno: chi deve decidere ha davanti un quadro complicato. E quella che io definisco “la ritornanza” è un segnale di fiducia nei confronti della mia regione”. “Per noi, la povertà educativa è la mancata acquisizione delle competenze digitali: abbiamo computer, internet ma non sappiamo cosa c’è dietro – afferma invece la presidente Marianna Sala – . Comprendere come si deve usare al meglio internet ci permette di affrontarne i rischi. In che modo? Creando una alleanza: come quella dell’idea del Patto educativo digitale, quello tra genitori e figli che provano a scrivere insieme delle regole su come si deve usare il digitale, con grande senso di responsabilità”.
“Il Corecom Veneto ha una esperienza simile a quello della Lombardia – dichiara Marco Nicoletti Mazzoni –. L’auspicio è che ci siano più soldi per aumentare i servizi, fondamentali sono le risorse che saranno spesi con il Pnrr: 19 miliardi di euro per istruzione e una parte di questi possono essere utilizzati per la riduzione dei divari educativi. Spendere bene le risorse: questo sarà un importante passo in avanti. Questa giornata è stata fondamentale è verrà ripetuta anche in Veneto”. “Noi vogliamo farvi scoprire il vostro mondo interno coltivare aspirazioni e talenti, è questo l’intento cardine del contrasto alla povertà educativa. La sfida si vince con la sinergia tra i mondi della scuola, dell’università, delle associazioni e anche le istituzioni”, ha affermato Pasquale Petrolo rivolgendosi agli studenti presenti in aula.
“E’ un piacere vedere questa sala piena, invito i ragazzi a seguire la politica: non lasciate che siano in pochi a scegliere per il futuro di tutti – ha aggiunto il consigliere Ernesto Alecci –. La politica può fare tanto e deve fare tanto per colmare questo gap e contrastare la povertà educativa. La vera povertà sarà quella delle risorse umane: se i giovani partono sarà un fallimento: dobbiamo lavorare di più nelle scuole e nei comuni puntando sull’alta formazione, questa sarà la vera rivoluzione culturale”.
La terza sessione, in programma nel pomeriggio alle 15.30, è stata caratterizzata dal workshop sul tema “i Corecom e la povertà educativa: prospettive di intervento, di contrasto e prevenzione”, con gli interventi dei presidenti Corecom Italia presenti, il Comitato Corecom e il direttore del Corecom Calabria, dottor Maurizio Priolo.