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Calabria: presentata alla Cittadella XIII edizione SuperScienceMe – Notte Europea delle ricercatrici e dei ricercatori
Giunta alla tredicesima edizione, l’iniziativa vede la sinergia tra l’Università della Calabria, l’Università Magna Graecia di Catanzaro, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, l’Università degli Studi della Basilicata e i numerosi istituti del Cnr calabresi e lucani.
“Quest’anno è sicuramente un appuntamento più importante perché rientra in una scelta politica e programmatoria del governo regionale che cofinanzierà l’iniziativa con fondi Poc 2014-2020”, ha detto l’assessore regionale all’Istruzione, Sport e Politiche per i giovani, Eulalia Micheli. Il finanziamento ammonta a 180mila euro. La Cittadella e Palazzo campanella, ha aggiunto, diventeranno “una vera e propria vetrina sull’innovazione” e sulle opportunità per i giovani calabresi.
“È un modo per tutte le università calabresi di sentirsi assieme e lavorare a un progetto condiviso insieme alle istituzioni scolastiche”, ha affermato il rettore dell’Unical Gianluigi Greco. “È un modo con il quale l’università smette di essere una torre d’avorio e sta vicino davvero ai cittadini e alla Calabria”.
Per il prorettore vicario dell’Università Mediterranea Massimo Lauria, “la grande scommessa della Notte dei ricercatori è proprio quella di mettere in contatto gli atenei, la ricerca che si svolge presso gli atenei, con la cittadinanza”, inserendo l’appuntamento in una rete più ampia di iniziative per l’innovazione.
Il rettore dell’Università Magna Graecia, Giovanni Cuda, ha sottolineato che la manifestazione conferma come “il sistema universitario calabrese si muova in maniera coerente, in maniera sintonica”, ricordando anche l’impatto che l’esperienza ha sulle successive scelte universitarie degli studenti delle scuole superiori.
Per la direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale, Loredana Giannicola, il progetto ha “un alto valore formativo” perché avvicina i ragazzi alla costruzione della conoscenza attraverso un approccio scientifico, contribuendo alla formazione di “una cittadinanza consapevole”. Alla presentazione hanno partecipato anche Lidietta Giorno, responsabile SuperScienceMe per il Cnr, e Giovanna Rizzo, coordinatrice del progetto per l’Università degli Studi della Basilicata. (ANSA)
Aeroporti calabresi: record, transitati oltre mezzo milione di passeggeri
“Agosto segna un nuovo traguardo per il sistema aeroportuale calabrese, che registra il miglior risultato di sempre con 564.624 passeggeri e una crescita del +19% rispetto allo stesso mese del 2025”. Lo rende noto la Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti calabresi.
“A sostenere il nuovo record – prosegue la nota – è soprattutto la forte crescita del traffico internazionale, che ad agosto raggiunge 324.077 passeggeri, con un +37% rispetto al 2025 e una quota pari al 42% del traffico complessivo del sistema.
Una quota di assoluto rilievo, che testimonia la crescente apertura internazionale della Calabria e il rafforzamento di una rete di collegamenti sempre più ampia e diversificata”. A Lamezia Terme, per la prima volta nella storia dello scalo, il traffico internazionale supera quello domestico, con 217.773 passeggeri e un’incidenza del 50,30% sul traffico complessivo. “Un risultato di forte valenza strategica, che testimonia l’evoluzione della vocazione dello scalo e il crescente peso dei collegamenti internazionali all’interno dell’offerta aeroportuale calabrese” sottolinea Sacal.
Nei primi otto mesi del 2026 il Sistema aeroportuale calabrese ha movimentato complessivamente 3.299.880 passeggeri, con un +12% rispetto allo stesso periodo del 2025. A Lamezia i passeggeri sono stati 432.978 (+25% su agosto 2025), a Reggio Calabria 97.128 (+6%) e a Crotone 34.518 (-0.4%). “A sostenere questa dinamica – è scritto nella nota – è anche l’evoluzione dell’offerta, che nel corso del 2026 ha visto l’introduzione di nuove destinazioni, l’incremento dei collegamenti e una più ampia articolazione dei mercati serviti. Il sistema aeroportuale calabrese dispone oggi di una rete più estesa, più diversificata e in grado di offrire maggiori opportunità di collegamento, rispondendo a una domanda che continua a crescere e che esprime esigenze sempre più articolate”.
Emergenza Caldo nelle Scuole calabresi, Micheli: “Gli Istituti possono anticipare o rinviare”
Avvio dell’anno scolastico dal 15 settembre in Calabria, con la possibilità per i singoli istituti di anticipare o posticipare l’inizio delle lezioni nell’ambito della propria autonomia.
A fare il punto è stata l’assessore regionale all’Istruzione, Sport e Politiche per i giovani, Eulalia Micheli, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della presentazione di SuperScienceMe alla Cittadella regionale di Catanzaro.
“Abbiamo sia scuole che anticipano sia scuole che, per decisioni legate anche a feste patronali, rinviano e quindi questo rientra nell’autonomia di tutti gli istituti scolastici”, ha detto Micheli.
L’assessore regionale Eulalia Micheli si è soffermata anche sul tema delle temperature e delle condizioni degli edifici scolastici.
“Il problema strutturale, che è poi quello fondamentale rispetto a quelle che sono le condizioni climatiche ormai degli ultimi anni, è un problema che va affrontato in maniera più complessa”, ha affermato.
Una questione che, secondo Micheli, richiede il coinvolgimento di tutti gli enti competenti, dai Comuni alla Città metropolitana e alle Province. “È un tema che sicuramente ha la nostra attenzione e che va affrontato in maniera più strutturale. Rimane l’autonomia scolastica delle istituzioni che già hanno optato per varie possibilità”.
Un messaggio agli studenti in vista del ritorno sui banchi è arrivato dalla direttrice generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria, Loredana Giannicola. “Ai miei ragazzi e alle mie ragazze dico di essere caparbi, determinati e voler dare una realizzazione ai propri sogni e, perché no, sperare di potersi formare, fare esperienza anche fuori ma tornare in Calabria”.
“Qui è la loro terra – ha concluso Giannicola – e qui possono dare il massimo della loro competenza e della loro capacità, che nasce soprattutto dal lavoro per la propria terra”.
Reggio: emesse dalla Polizia 70 misure personali nel periodo estivo
Con la precipua finalità di contrastare e arginare comportamenti che possono incidere sulla sicurezza e la pacifica convivenza dei cittadini, nel bimestre luglio-agosto, la Questura ha adottato una serie di misure di prevenzione personale, azionando un ventaglio di strumenti diversi ciascuno calibrato sullo specifico contesto ove è stata espressa la pericolosità sociale dei soggetti coinvolti.
Al termine di un’istruttoria condotta dal personale della Divisione Polizia Anticrimine, sono stati emessi:
– dieci provvedimenti di “Daspo”, sette dei quali per condotte antigiuridiche espresse durante competizioni che si sono svolte in città ed in provincia, ciascuno della durata di un anno e tre misure c.d. “fuori contesto” per la durata di cinque anni nei confronti di altrettanti soggetti frequentatori di stadio che hanno palesato pericolosità sociale anche in ambito extra-sportivo, ai quali è stato anche prescritto l’obbligo di presentazione presso gli uffici di polizia durante lo svolgersi delle stesse manifestazioni;
– ventiquattro provvedimenti di “ammonimento”, di cui dieci nei confronti di soggetti che si sono resi autori di atti persecutori e quattordici per violenza domestica, al fine di intercettare condotte disfunzionali in ambito relazionale/affettivo;
– sedici “avvisi orali”, due dei quali con ulteriori prescrizioni a carico di soggetti gravati da condanne definitive per delitti non colposi, intimando a tutti gli interessati di tenere una condotta conforme alla legge;
– otto provvedimenti di “foglio di via obbligatorio”, nei confronti di persone residenti in altre province italiane indiziate a vario titolo di reati contro la persona ed il patrimonio commessi nella provincia reggina, inibendo di farvi ritorno per un periodo variabile da sei mesi a quattro anni.
Inoltre, sono state presentate al locale Tribunale – sez. Misure di Prevenzione, nove proposte per l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo o divieto di soggiorno, sei dei quali nei confronti di persone indiziate/imputate in ambito di criminalità organizzata anche di tipo mafioso ed i rimanenti per gravi reati ai danni di vittime maggiormente vulnerabili.
La Divisione Polizia Anticrimine, ha inoltre notificato ed eseguito tre decreti di sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno della durata variabile da due a tre anni, emessi dallo stesso Tribunale nei confronti di individui, evidenziatisi nell’ambito della criminalità comune, organizzata ed in dinamiche violente in contesto familiare, sposando appieno le risultanze istruttorie formalizzate nelle proposte precedentemente depositate.
I provvedimenti presi, fotografano l’intensità del lavoro svolto dalla Questura con i dipendenti Commissariati distaccati di Pubblica Sicurezza, le Specialità della Polizia di Stato ed in sinergia con le altre Forze di Polizia, nel vasto territorio provinciale reggino, notoriamente meta turistica soprattutto nel periodo estivo.
Porto di Gioia Tauro: l’Agenzia delle Dogane smentisce “contenuti di rilievo penale” sui container “sospetti”, ma i Sindacati chiedono che la perizia sia resa pubblica
Nalla perizia tecnica sugli otto container arrivati nei mesi scorsi al porto di Gioia Tauro fermati e sottoposti ad ispezione della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane per il sospetto che contenessero materiale bellico destinato ad Israele, non è emerso alcun “contenuto di rilievo penale” per cui il carico è ripartito per la destinazione finale.
È quanto si apprende in merito alla polemica sui container provenienti dall’India e destinati a Israele che sono stati bloccati dopo una segnalazione circa il possibile utilizzo delle barre d’acciaio, alcune quadrate e altre tonde trasportate, che potevano sembrare materiale per realizzare armamenti.
La questione era nata da un’inchiesta giornalistica, ripresa dal movimento Bds e dai sindacati Usb e Orsa, che avevano lanciato l’allarme circa la possibilità che dal porto di Gioia potesse transitare “materiale bellico” diretto ad Israele.
Nei mesi scorsi era già emerso che le barre d’acciaio non erano destinate direttamente ad una fabbrica di armi, come era stato ipotizzato in un primo momento, ma stando ai documenti di carico ad un’agenzia di intermediazione, la “Banyan Group international”, che solitamente si occupa di collegamenti commerciali tra India e Israele.
Nel dubbio che si trattasse di una copertura per far passare dall’Italia “materiali di armamento”, dopo essere state informate, Procura di Palmi, Guardia di finanza e Agenzia delle dogane avevano disposto una perizia tecnica sul materiale.
L’esito avrebbe escluso l’esistenza di un carico sospetto per il quale sarebbe stata necessaria l’autorizzazione al transito, ai sensi della legge 185/90 che vieta di esportare armi verso Paesi in guerra.
Da qui la decisione di fare ripartire il carico verso Israele.
Ispezione sui container “sospetti” diretti a Israele, Or.Sa e Usb: “Perizia sia resa pubblica”
“Non mettiamo in discussione la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli accertamenti, ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che Uama e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare”. E’ quanto sostengono in una nota i sindacati Orsa Mari e Porti e Usb Calabria in merito ai container arrivati al porto di Gioia Tauro sottoposti ad ispezione da Guardia di finanza e Agenzia delle Dogane per il sospetto che contenessero materiale bellico destinato ad Israele.
“Secondo le agenzie di stampa – prosegue la nota – il carico di acciaio sarebbe già ripartito da Gioia Tauro verso Israele. Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano ancora fermi nell’area portuale. Che la partenza fosse imminente lo indicavano da giorni i siti di tracciamento, molto più attendibili delle rassicurazioni fornite in Parlamento il 1° luglio, quando fu detto che i casi segnalati non erano andati avanti e che le merci tornavano da dove erano arrivate. Apprendiamo da notizie di stampa che una perizia tecnica non avrebbe rilevato alcun contenuto di rilievo penale senza che sia stata data risposta alle interrogazioni parlamentari e alle richieste di accesso agli atti depositate in questi mesi. Stando a questa notizia inoltre la perizia riguarderebbe otto container. Ma i container fermati sono sedici. Sono stati svincolati tutti e sedici?”.
“Chiediamo – sostengono Orsa e Usb – che venga spiegato su quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri. Va poi chiarito cosa quella perizia abbia accertato. Affermare semplicisticamente l’assenza di rilievo penale non risponde alle nostre domande, che restano tutte aperte: se quell’acciaio sia di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso, se l’Uama abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro, se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia l’utilizzatore finale in Israele”.
“Viene presentato come elemento a discarico – conclude la nota – il fatto che le barre non fossero dirette a una fabbrica di armi ma a una società di intermediazione tra India e Israele, ma l’intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo già a marzo”. (ANSA).
Roccella: presentato “Altofondale” il progetto di recupero del relitto del V-IV secolo a.C.
Un ritorno verso casa, una restituzione alle comunità locali, un progetto che entra nella sua seconda fase. Sabato 5 settembre al Porto delle Grazie di Roccella Ionica, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia ha presentato, nel corso dell’evento pubblico “Altofondale: tutela, conoscenza, ricerca e nuove prospettive”, il progetto di recupero del relitto del V-IV secolo a.C., ritrovato nel 2023 al largo di Monasterace.
Un tesoro rimasto custodito sui fondali del nostro mare per oltre duemila anni: ciò che resta di un’imbarcazione che trasportava un carico di oltre 300 anfore. Una scoperta di grandissima importanza, capace di raccontare le antiche rotte commerciali ai tempi della Magna Grecia.
Individuato grazie all’attività di archeologia preventiva avviata durante gli studi di fattibilità per la realizzazione di un impianto eolico offshore della multinazionale spagnola Acciona, il relitto con il suo ricchissimo carico è stato al centro di un progetto di tutela, recupero, conservazione e valorizzazione fortemente voluto dalla Soprintendenza ABAP di Reggio Calabria e Vibo, con la collaborazione del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Le indagini in mare, condotte con l’utilizzo di speciali robot sottomarini (ROV), e gli studi successivi sono stati portati avanti da un team di lavoro multidisciplinare costituito da archeologi, biologi marini, geologi, fisici e chimici.
Tutte le fasi del progetto – dall’individuazione del relitto agli studi del fondale, fino al recupero, al restauro e alla futura valorizzazione museale dei reperti – sono state illustrate ai cittadini e alle autorità locali sabato 5 settembre al Porto delle Grazie di Roccella Ionica nell’evento pubblico “Altofondale: tutela, conoscenza, ricerca e nuove prospettive”.
Moderato dalla giornalista Donata Marrazzo, l’incontro è stato arricchito dalle immagini documentaristiche realizzate in esclusiva da Living Camera che sin dalle prime fasi ha seguito il progetto per la Soprintendenza. Per l’occasione è stato anche presentato al pubblico il primo reperto recuperato dai fondali marini: la parte superiore di un’anfora che, insieme al resto del carico, giaceva in fondo al mare a circa 500 metri di profondità.
L’eccezionale importanza della scoperta e l’eccellenza del progetto hanno spinto il Ministero della Cultura ad attribuire un secondo finanziamento di oltre 1.3 milioni di euro, inserendo il progetto per il recupero, il restauro e la valorizzazione del relitto nel Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”.
Nel corso della serata hanno preso la parola tutti i protagonisti di questo eccezionale ritrovamento.
L’arch. Roberta Filocamo, funzionario della Soprintendenza e RUP del progetto, ha sottolineato come, dal momento della scoperta, si sia «attivata una macchina istituzionale impeccabile che ha portato a un primo finanziamento di oltre 850 mila euro per dar vita al progetto ‘Patrimonio culturale subacqueo su alto fondale: tutela, recupero, conservazione e valorizzazione’. «Intervenire su un alto fondale – ha proseguito – è una sfida tecnica complessa, che ha richiesto l’impiego di tecnologie all’avanguardia come i robot sottomarini, i ROV, capaci di operare sui due nuclei di dispersione del relitto. Questo progetto è la dimostrazione che l’attività della Soprintendenza non è solo burocrazia o vincolo, ma ricerca, innovazione e capacità di costruire futuro sulle basi del nostro passato».
La dott.ssa Alessandra Ghelli, funzionario Archeologo Subacqueo della Soprintendenza e direttrice dei lavori, ha ricordato che in genere si applica la conservazione in situ del patrimonio culturale subacqueo, ai sensi della Convenzione UNESCO del 2001. «In questo caso, però, il relitto era stato danneggiato dall’attività di pesca a strascico e per evitare che subisca ulteriori danneggiamenti abbiamo deciso di applicare un protocollo diverso che porterà al completo recupero del carico».
Per il dott. Francesco Tiboni di ASPS Servizi archeologici, la società che ha condotto in mare le attività di archeologia preventiva grazie alle quali è stato individuato il relitto, “questo progetto è l’esempio di come dall’archeologia preventiva possano nascere occasioni per restituire alla gente frammenti di storia del proprio territorio. La sfida è proprio quella di coniugare le esigenze della modernità e del progresso con la conoscenza e la salvaguardia della memoria collettiva».
Il dott. Francesco Lia, funzionario restauratore della Soprintendenza, ha spiegato l’importanza del recupero e della conservazione dei reperti ritrovati in mare: «Il ruolo del restauratore è fondamentale fin dalle prime fasi del recupero perché le modalità di estrazione e di prima conservazione possono condizionare in modo determinante la salvaguardia del reperto. Attraverso un approccio interdisciplinare, definiamo procedure e protocolli conservativi finalizzati a stabilizzare i materiali, prevenire ulteriori fenomeni di degrado e garantire la corretta conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso».
Nel progetto “Altofondale” è coinvolta a pieno titolo anche l’Università della Calabria. Il prof. Mauro Francesco La Russa, direttore del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’ateneo cosentino, ha illustrato le modalità di intervento del suo dipartimento: «Ci occuperemo della caratterizzazione dei reperti ceramici per valutare sia la provenienza, cioè per definire dove sono stati prodotti, sia le tecniche di produzione. Allo stesso tempo andremo a valutare lo stato di conservazione e di salute dei reperti».
Sono intervenuti anche il Capitano Giacomo Geloso, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, e il Maresciallo Maggiore Domenico De Giorgio, Comandante del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, che hanno sottolineato il coinvolgimento diretto dell’Arma dei Carabinieri e la sinergia esistente con la Soprintendenza.
Soprintendenza per la quale il patrimonio subacqueo non deve restare un privilegio per pochi esperti, ma diventare memoria viva per la collettività e una concreta risorsa di sviluppo culturale per la Calabria.
Elezioni Suppletive, Benedetto: “Roscioli non riesce a spiegare il perchè della sua candidatura”
“Ho ascoltato gli interventi durante la presentazione a Palazzo Campanella del candidato romano Roscioli. Il candidato, per la prima volta a Reggio Calabria, ha dichiarato di non essere un uomo del territorio. Lo ringrazio per la sincerità: è la cosa più vera che sia stata detta oggi”, dichiara Frank Benedetto, candidato del centrosinistra in corsa per le suppletive del 27 e 28 settembre.
“Ovviamente, con un candidato che per sua stessa ammissione afferma di non appartenere a questo territorio, non ci si poteva aspettare che venissero citati i 71 Comuni che compongono il nostro collegio. Non ho ascoltato alcuna proposta, non è stato nominato un solo paese, una strada, una linea ferroviaria o un solo problema dei cittadini.
Hanno detto candidamente che ‘si cercava qualcuno per un incarico di quattro mesi, forse un anno’. Quattro mesi. Non chiedono a questo territorio di scegliere un deputato, ma di occupare un seggio e con esso la voce che lo rappresenta.Per loro queste suppletive sembrano una corsa affannosa per tenere in piedi un partito e un equilibrio romano. Ma non è la loro corsa.
Il voto di 71 comuni, a differenza di un incarico di partito, non si cede e nessuno può trasferirlo a un altro per delega.Il 27 e 28 settembre – conclude Benedetto – non si sceglie chi tiene in vita un partito, ma chi è in grado di rappresentare al meglio le istanze dei cittadini del territorio”.
Intimidazioni a Gioia Tauro, Scarcella: “Devo difendere i miei figli dalla Criminalità Organizzata o dallo Stato?”
Una lettera dai toni forti, ma al tempo stesso improntata a una precisa rivendicazione istituzionale. È quella che il sindaco di Gioia Tauro Simona Scarcella ha inviato ieri alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, onorevole Chiara Colosimo, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda che, secondo quanto denunciato dalla prima cittadina, investe direttamente la sicurezza della sua famiglia e il rapporto tra cittadini, amministrazioni e istituzioni dello Stato.
La missiva, come si legge in un post sui canali social, il cui contenuto è stato reso noto dal sindaco, si inserisce in un contesto già segnato dall’invio, lo scorso 10 aprile, di una commissione di accesso presso il Comune di Gioia Tauro da parte del prefetto di Reggio Calabria, incaricata di verificare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose.
Scarcella precisa, tuttavia, che il suo appello non intende interferire direttamente sull’attività della commissione, bensì richiamare l’attenzione su “interessi supremi, meritevoli di tutela” e su una situazione che ritiene doveroso portare all’attenzione del Parlamento. “Ho denunciato le criticità e adottato provvedimenti concreti”.Nella lettera, il sindaco ricorda di essersi accorta, subito dopo il proprio insediamento, di “gravi criticità” all’interno dell’ente, alcune delle quali, a suo dire, riconducibili a possibili infiltrazioni di stampo criminale.Circostanze che l’amministratrice afferma di aver segnalato tempestivamente alla Prefettura e alle forze dell’ordine, corredando le denunce con provvedimenti concreti adottati “nell’interesse supremo della legalità e della trasparenza”. Atti che, sottolinea Scarcella, sono stati consegnati anche alla commissione d’accesso.
La sindaca precisa che alcune parti della lettera sono state omesse in quanto riservate. I passaggi contrassegnati con “omissis” riguardano, pertanto, elementi che non vengono resi pubblici e che, secondo quanto riferito, sono stati sottoposti alle autorità competenti.
Il comunicato si limita a riportare i contenuti e le contestazioni espressamente resi noti dalla prima cittadina, senza anticipare né ricostruire le parti coperte da riservatezza.Il passaggio più drammatico della missiva riguarda due episodi che il sindaco dichiara di aver denunciato alle autorità.
Il primo risale al dicembre 2025, quando Scarcella afferma di aver ricevuto presso la propria abitazione una busta anonima contenente un messaggio di auguri per le festività e, all’interno, sette proiettili, quattro dei quali, secondo la sua ricostruzione, di calibro riconducibile al Kalashnikov e tre calibro 9×21 Parabellum.
Il fatto, riferisce la sindaca, venne immediatamente denunciato ai Carabinieri e alla Prefettura. Nella lettera, Scarcella sostiene che tale segnalazione non avrebbe prodotto, a suo avviso, alcun intervento di tutela da parte delle istituzioni preposte.Il secondo episodio, ancora più grave per le sue implicazioni familiari, viene collocato al 25 agosto scorso.
Una nuova missiva anonima, recapitata direttamente presso la sua abitazione, avrebbe contenuto una minaccia esplicita: “Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane”.Parole che il sindaco definisce “una minaccia terribile”, anche alla luce delle abitudini quotidiane dei suoi due figli, di 24 e 19 anni, che, secondo quanto riferito, escono ogni sera con il cane di famiglia.”Chi l’ha scritta – afferma Scarcella nella lettera – sapeva non soltanto che io avevo denunciato fatti e circostanze molto gravi prima alle forze dell’ordine e poi alla commissione d’accesso, ma ha dimostrato di conoscere bene le abitudini dei miei figli”.Il giorno successivo, 26 agosto, la sindaca dichiara di aver scritto alla Prefettura di Reggio Calabria per denunciare l’intimidazione e chiedere l’attivazione delle forme di tutela previste dalla legge.
Scarcella lamenta, tuttavia, di non aver ricevuto alcun riscontro, “nemmeno una telefonata di cortesia, neppure una comunicazione di tipo formale”. Dopo aver reso pubblica la vicenda tramite gli organi di stampa, riferisce di aver appreso, a distanza di undici giorni, che la Prefettura aveva comunicato la convocazione di una riunione tecnica di coordinamento, motivandola con “notizie apprese sui social”.
È proprio su questo punto che la prima cittadina concentra una parte rilevante della sua contestazione: la mancata, a suo dire, comunicazione diretta dell’avvenuta riunione e delle determinazioni assunte.Un’assenza che, secondo Scarcella, lascia irrisolto il nodo centrale della sua richiesta: conoscere quali misure di protezione lo Stato intenda concretamente adottare nei confronti suoi e della sua famiglia.
“Due ragazzi innocenti non possono vivere agli arresti domiciliari”. Nella lettera, il sindaco descrive con particolare partecipazione la condizione dei suoi figli, che, a suo dire, da dodici giorni vivono una sorta di “arresto domiciliare forzato” per timore delle conseguenze della minaccia ricevuta.
Scarcella osserva inoltre che, secondo quanto da lei riferito, i responsabili dell’intimidazione sarebbero stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza, mentre, a suo dire, continuerebbero a circolare liberamente.Un’affermazione che la sindaca affida alle autorità competenti, ma che utilizza per porre una domanda di carattere generale: come può uno Stato di diritto garantire sicurezza a chi denuncia la criminalità organizzata, se la vittima di una minaccia non conosce neppure quali forme di tutela siano state predisposte? Il sindaco di Gioia Tauro chiede alla presidente Colosimo che il suo intervento venga portato all’attenzione del Parlamento, affinché possa conoscere “quali sono le misure di tutela che si intendono adottare nei confronti della mia famiglia per le gravissime intimidazioni subite”.Chiede inoltre di essere audita dalla Commissione nazionale antimafia e di voler intervenire presso il ministro dell’Interno affinché a Gioia Tauro venga garantita “quella giustizia che la popolazione si aspetta”.
La lettera richiama anche il clima di indignazione che, secondo Scarcella, si sarebbe diffuso in città, dove l’opinione pubblica starebbe organizzando manifestazioni pubbliche per esprimere il proprio dissenso rispetto alla gestione della vicenda.
Nel passaggio più personale, la sindaca richiama la figura di Ilaria Cucchi, riconoscendole la tenacia con cui ha portato avanti una battaglia per la giustizia anche di fronte alle istituzioni dello Stato. Un riferimento che Scarcella introduce non come confronto politico, ma come esempio di una donna che ha saputo trasformare una vicenda familiare in una battaglia civile.
“Mi chiedo se io da madre debba aspettare che i miei figli vengano ammazzati per uno Stato che fa finta di non vedere e di non sentire”, scrive. E ancora: “Mi chiedo se la città di Gioia Tauro sia terra di nessuno o faccia parte dello Stato italiano, sia soggetta alle leggi della Costituzione, e se per un sindaco valga la pena denunciare la criminalità organizzata”.La conclusione è affidata a una domanda che racchiude l’intero senso della missiva:
“Da chi mi devo difendere? Da chi li devo difendere? Dalla criminalità organizzata o dallo Stato?”Una domanda che il sindaco rivolge alla presidente della Commissione antimafia e, attraverso di lei, alle istituzioni nazionali, chiedendo che la vicenda non venga lasciata nel silenzio e che alla sua famiglia venga garantita una risposta concreta.
Giusi Princi ricorda il giornalista Tonio Licordari ad un decennio dalla sua scomparsa
“Un giornalista dalle grandi capacità, indipendente, corretto, in grado di narrare i fatti con obiettività, rigore, con una grande umanità e onestà intellettuale: Tonio Licordari ha lasciato un segno indelebile nel giornalismo calabrese e nazionale e, soprattutto, nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarne le straordinarie qualità umane”. Lo afferma l’europarlamentare Giusi Princi che ha partecipato alla prima edizione del Premio giornalistico dedicato a Tonio Licordari a dieci anni dalla sua scomparsa.
“Il suo modo di intendere la professione, sempre al servizio della verità e del bene della comunità – prosegue l’On. Princi -, costituisce ancora oggi un riferimento prezioso per chi crede nel valore del dialogo e nell’importanza dell’informazione”.
“È stato per me motivo di orgoglio – evidenzia l’europarlamentare calabrese – partecipare alla prima edizione del Premio dedicato al grande e indimenticabile giornalista, nonché amico, Tonio Licordari. Una kermesse, fortemente voluta dal figlio Natalino e dall’amata moglie Alba, alla quale hanno partecipato i massimi rappresentanti del giornalismo calabrese e italiano, a testimonianza delle straordinarie qualità umane e professionali del grande Tonio. Ho avuto il privilegio di essere sua amica e di condividere gli ultimi anni della sua vita. Tonio riusciva a parlare ai giovani e ad esserne un esempio di professionalità, carattere e deontologia”.
“Nel mio ruolo di dirigente scolastico, insieme a lui – aggiunge l’On. Giusi Princi -, avevo avviato un importante percorso di giornalismo per educare i ragazzi a pensare in maniera critica e a utilizzare la parola e la scrittura quali strumenti più alti di libertà. Un percorso ancora oggi estremamente attuale, perché formare cittadini consapevoli significa anche fornire loro gli strumenti per leggere e interpretare la realtà con spirito critico e senso di responsabilità; vuol dire insegnare loro a difendere il valore della verità. Era questa, in fondo, una delle lezioni che Tonio sapeva trasmettere attraverso il suo esempio prima ancora che attraverso le sue parole”.
Il premio è stato consegnato dal Sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro e dal Presidente
dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri al grande giornalista italiano Italo Cucci.
“La libertà di stampa e il giornalismo di qualità – afferma l’On. Princi – rappresentano pilastri imprescindibili della nostra democrazia. Sono valori che trovano nell’Unione europea uno dei loro principali presidi, perché il diritto a un’informazione libera, plurale e indipendente è parte integrante di quella cultura dei diritti e delle libertà sulla quale si fonda il progetto europeo. Difendere il giornalismo significa, dunque, difendere la democrazia e la capacità dei cittadini di partecipare consapevolmente alla vita delle proprie comunità”.
“Desidero rinnovare la mia vicinanza alla moglie e al figlio di Tonio, Alba e Natalino. Sono certa che l’esempio e i preziosi insegnamenti di Tonio continueranno a vivere in chi ha avuto il privilegio di stargli accanto e in chi oggi ne vorrà raccogliere il testimone”, conclude l’eurodeputata Giusi Princi.P