É stato convalidato l’arresto di Pino Sicari, il sessantenne che mercoledì scorso, a “Catona” di Reggio Calabria, ha ucciso con alcuni colpi di pistola il cugino acquisito, Francesco Giuseppe Fiume, di 44 anni. La convalida è stata decisa, a conclusione dell’interrogatorio di Sicari, dal Gip, Sabato Abagnale, che ha anche emesso a carico dell’omicida, che è reo confesso, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sicari, nel corso dell’interrogatorio, ha confermato quanto aveva sostenuto nella stessa giornata di mercoledì scorso, quando, poco dopo l’omicidio, si era costituito in Questura, consegnando la pistola legalmente detenuta utilizzata per commettere l’omicidio. Il sessantenne ha ribadito di avere ucciso Fiume al culmine di una discussione provocata da vecchi dissidi e screzi col cugino. Il Gip Abagnale ha rigettato l’istanza che era stata presentata dal difensore di Sicari, l’avvocato Emanuele Genovese, perché venisse concesso all’omicida il beneficio degli arresti domiciliari. (ANSA).
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Castore, Versace annuncia: “Stipendi pagati. Ora al lavoro per azzeramento debiti alla Società”
Reggio Calabria: a Palazzo Alvaro una mostra di abiti ispirata a Versace
La sala “Umberto Boccioni” di Palazzo Corrado Alvaro sarà la location per l’esposizione di una mostra di abiti ispirati allo stile di Gianni Versace e realizzati da stilisti reggini e calabresi. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle celebrazioni promosse dal Club Unesco Re Italo di Reggio Calabria, in collaborazione con altre associazioni e realtà attive sul territorio metropolitano, in occasione dell’anniversario della nascita del grande stilista reggino, nato il 2 dicembre del 1946.
La mostra di abiti rimarrà esposta a Palazzo Alvaro a partire da oggi 25 novembre fino a giovedì 1 dicembre. Questa mattina la presentazione delle iniziative, alla presenza dei promotori e del sindaco ff Carmelo Versace, che ha salutato positivamente l’organizzazione della kermesse, che per circa una settimana riporterà i riflettori sull’arte sublime del maestro ed illustre concittadino Gianni Versace, coinvolgendo associazioni ed operatori del settore. “E’ una iniziativa di grande valore culturale – ha affermato Versace – un ulteriore segno di attivismo sul nostro territorio che punta a rendere omaggio ad un personaggio illustre, che ha avuto il merito di portare la nostra città nei contesti internazionali più prestigiosi e che forse, da reggini, non riusciamo ancora a celebrare abbastanza. Ringrazio i promotori di questa attività la cui organizzazione va avanti ormai da lungo tempo e che ha prodotto un calendario di iniziative che non solo celebrano il maestro Gianni Versace ma che puntano a riviverlo nel quotidiano, promuovendo sul territorio la sua figura come motore di sviluppo di iniziative culturali”.
“Un ringraziamento particolare infine – ha concluso – vorrei rivolgerlo a Santo Versace, persona molto attenta che è sempre vicina alle istanze che vengono promosse sul nostro territorio, disponibile a collaborare con le iniziative di valore che si stanno attivando. La nostra sfida è quella di provare a raccontare la nostra terra in maniera differente. E credo che questo obiettivo passi anche dalla rivitalizzazione dei simboli identitari del territorio, tra i quali certamente non può mancare l’arte eterna di un maestro del calibro di Gianni Versace“. (ANSA).
Reggio Calabria: sabato il Corteo Civico Popolo di Archi scenderà in piazza
Dopo costanti solleciti – che in questi giorni abbiamo ricevuto – da parte di tanti cittadini e da parte di alcuni comitati di quartiere abbiamo scelto di aderire al corteo civico che si terrà domani, sabato 26 novembre, alle ore 17:00, con ritrovo a Piazza De Nava e arrivo a Piazza Italia. Chiamiamo a raccolta la comunità di Archi affinché partecipi a questo momento sentito – e tanto atteso – non per gridare contro qualcuno, ma per svegliare la società civile da un profondo letargo divenuto ormai atavico e per scuotere l’opinione pubblica sulla gravità della situazione in città, ormai non più sostenibile e di una insoddisfazione opprimente per la mancanza dei servizi base che ogni cittadino di una società civile dovrebbe avere.
I giovani hanno voglia di vivere in questa città, ma purtroppo stanno scappando vero altre mete più appetibili dal punto di vista lavorativo e dei servizi, mentre l’età media dei residenti continua a crescere il futuro per le nuove generazioni in città è sempre più compromesso (se non già irreversibile). Il capitolo più importante di questo corteo riguarda i servizi comunali nel territorio della Decima Circoscrizione di Archi, sempre più disastrati: strada distrutte, dispersione idrica, guasti fognari, discariche a cielo aperto e roghi tossici, tassa sui rifiuti ingiusta, con la mancata promessa dell’abbassamento delle aliquote, intere aree prive di illuminazione pubblica, aree verdi simili a paludi, edifici pubblici abbandonati, mancanza di luoghi aggregativi per giovani e anziani. Attività commerciali chiuse negli ultimi dieci anni mentre gli imprenditori investono altrove. Le strutture sportive sono inesistenti e la palestra preclusa ad una federazione sportiva mentre i nostri giovani sono costretti a giocare in strada. Nessuna prospettiva per i residenti, ma soprattutto nessuna programmazione partecipata nel nostro territorio.
Ciliegina sulla torta: del febbraio 2020 la nostra deposizione della petizione popolare presentata secondo le normative vigenti e che avrebbe dovuto essere deliberata dal consiglio comunale entro 90 giorni, invece sono passati quasi tre anni, e questo sancisce de facto la morte della democrazia e della partecipazione dal basso. Dopo 8 anni ci siamo stancati della parole, delle promesse, delle incapacità, del disinteresse, della strafottenza, dell’arroganza di chi per Archi e per Reggio non prova nessun sentimento, ma solo interesse di potere e uno sfrenato egoismo. Per la prima volta ci sentiamo in dovere di unire le forze con il resto della società civile per il bene della città e per il bene di Archi.
E’ online “Speciale Outdoor”, il nuovo video “48 ore in Calabria”, realizzato da Lonely Planet Italia, promosso dalla Fondazione Calabria Film Commission, nell’ambito del Progetto “Calabria Straordinaria” – Assessorato al Turismo e Marketing territoriale della Regione Calabria: dopo i primi tre “Speciale mare”, “Costa Tirrenica” e “Costa Ionica” , il quarto video punta l’obiettivo sulla “Calabria outdoor” e sui tre Parchi nazionali della regione. Prosegue, dunque, il progetto di Calabria Straordinaria che punta, attraverso nuove forme di narrazione audiovisiva, alla conoscenza e alla valorizzazione del territorio nell’ottica della promozione turistica.
Al centro del video, uno sguardo sull’entroterra, che rivela “il lato più sorprendente della Calabria”, con tantissime attività che si possono realizzare a contatto con la natura, come passeggiate a cavallo, camminate, uscite in mountain bike, rafting. I luoghi, come si diceva, sono quelli che offrono i tre Parchi nazionali calabresi: da quello della Sila (con, tra l’altro, il Sentiero dei Giganti, il Lago Arvo, la Nave della Sila e il Treno della Sila), a quello del Pollino (tra la Catasta del Pollino, il pino loricato, la Grotta del Romito, la Riserva Naturale Orientata Valle del Fiume Argentino), a quello dell’Aspromonte (con i tanti percorsi e sentieri, come il sentiero dell’Inglese, sulle orme di Edward Lear, il Cammino Basiliano, con diverse tappe in area grecanica, le esperienze di canyoning o torrentismo, il Monte Scirocco, le Rocche di San Pietro). Dopo questo video – visibile a questo link – il viaggio di Lonely Planet Italia con “48ore in Calabria” si concluderà con un nuovo focus, dedicato al tema “Arte”.
Restano al regime carcerario del al 41bis due dei maggiori presunti boss del clan di ‘ndrangheta Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia. La Corte di Cassazione, infatti, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai legali di Paolino Lo Bianco, figlio del defunto capostipite Carmelo (alias “Piccinni”) e Vincenzo Barba, detto “il musichiere”, avverso la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma di ritenere valido per i due detenuti il regime di detenzione speciale previsto per i soggetti ritenuti particolarmente pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica. Lo Bianco e Barba sono imputati per associazione mafiosa ed estorsioni nel maxiprocesso “Rinascita-Scott” e sono già stati condannati in primo grado nell’inchiesta “Imponimento”.
Per il primo, la Suprema Corte ha rilevato la corretta interpretazione del Tribunale della sorveglianza secondo la quale le restrizioni in esame erano “pienamente giustificate e funzionali rispetto alle finalità di salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica, sussistendo ragionevolmente il pericolo attuale di una ripresa di contatti e di interazioni da parte del detenuto con esponenti dell’organizzazione di appartenenza e della possibilità che Lo Bianco, dalla condizione di detenzione, attraverso le maglie di comunicazione inframuraria ed esterna tipicamente consentite dal regime ordinario di detenzione, possa impartire direttive criminali per ispirare, guidare, governare attività criminose o in ogni modo determinare la commissione di reati”. Il Tribunale evidenziava, inoltre, che le malattie di cui è affetto il detenuto “non si trovano in fase acuta e avanzata, tali da provocare l’interruzione della pregressa antisocialità del soggetto ovvero che incidano sulla capacità e sulla lucidità di mantenere i contatti con l’organizzazione criminale di riferimento”.
Il ricorso di Lo Bianco è stato rigettato per inammissibilità in quanto giudicato generico circa “i motivi addotti, trattandosi di riproposizione di temi vagliati in modo adeguato e senza alcun vizio in diritto nella decisione impugnata”. Anche per Barba stesse motivazioni sia sul piano del pericolo di ripresa dei contatti che sul quadro clinico. Pure nei confronti di Barba il ricorso è stato dichiarato inammissibile “per la genericità dei motivi addotti, trattandosi di riproposizione di temi vagliati in modo adeguato e senza alcun vizio in diritto nella decisione impugnata”. (ANSA).
Gallina: grande partecipazione per l’evento Insieme contro la violenza sulle donne
Una panchina rossa verniciata dagli alunni e posta nelle pertinenze dell’Istituto “V. Asprea” di Gallina, è il segno tangibile e conclusivo del Convegno “Insieme contro la violenza sulle donne” che, il 24 novembre, si è tenuto nei locali della scuola e a cui hanno partecipato gli studenti e le studentesse di tutte le classi della Scuola Secondaria di primo grado. A condurre la tavola rotonda: il Dirigente scolastico, Ing. Ubaldini Antonino Giuseppe, il Dott. Priolo Roberto, Commissario della Questura di Reggio Calabria, l’Assessore all’Istruzione e alle politiche educative, dott.ssa Nucera Anita Lucia, l’Assessore alle Pari opportunità e alle Politiche di genere, dott.ssa Martino Angela, la Psicologa e Psicoterapeuta, Dott.ssa Mesiano Francesca , che cura anche lo Sportello psicologico dell’Istituto. Con un giorno d’anticipo rispetto al 25 novembre, data canonica scelta dalle Nazioni Unite per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, gli studenti e le studentesse hanno avuto occasione di ascoltare e di porre domande a queste persone impegnate nella lotta di questa annosa piaga.
Il problema sta assumendo proporzioni di vera e propria emergenza nazionale, come si è potuto costatare dai numeri che il dirigente ha esposto, che indicano la violenza come la maggiore causa di morte per le donne. Il Dott. Priolo, nella sua qualità di membro della Polizia di Stato, ha chiarito, ai ragazzi e alle ragazze, che si tratta di una vera violazione dei Diritti umani, e che qualunque atto che limiti la libertà delle donne, si può considerare violenza. Ha, poi, illustrato brevemente quali siano, in Italia, le leggi che tutelano le donne, parlando dell’esistenza di centri antiviolenza e rifugi che le accolgono in caso di necessità, puntando l’attenzione anche sul fatto che la violenza sulle donne è uno degli aspetti di una problematica più ampia: la violenza di genere. Le domande degli allievi e delle allieve hanno consentito di precisare quali gli aspetti del fenomeno, che coinvolge anche l’ambito familiare, dalla violenza fisica e psicologica a quella economica, facendo emergere che l’eliminazione di tutte quelle situazioni di disuguaglianza e discriminazione, in cui si radica e progredisce la violenza, in ogni sua forma, potrebbe essere un modo per arginare il problema.
Le dott.sse Nucera e Martino, hanno indicato la cultura, l’educazione delle nuove generazioni al rispetto e all’accoglienza, la rivendicazione, per le giovani donne, della libertà e il diritto alla realizzazione personale in ogni campo, come strade per estirpare dalla società il pregiudizio d’inferiorità e dare alle donne il ruolo che meritano. Troppo spesso, ha ribadito l’Assessore Martino, le donne primeggiano negli studi universitari, ottenendo brillanti risultati anche in campi per tanto tempo loro preclusi, ma vengono discriminate nel lavoro. I ruoli apicali rimangono, tristemente, appannaggio dei colleghi uomini. In ultimo, l’intervento della Dott.ssa Mesiano, che ha analizzato il problema sotto il profilo psicologico, mettendo in evidenza le ricadute di maltrattamenti e violenze sull’autostima delle vittime, ciò provoca depressione, senso di impotenza, fino alla dipendenza dal carnefice. Un’occasione importante, dunque, per confermare la Scuola come luogo privilegiato in cui riflettere sul ruolo delle donne oggi, sul loro cammino per l’emancipazione, per la conquista di pari diritti, per combattere un’atavica e presunta inferiorità rispetto all’uomo che, sebbene nessuno oggi avrebbe il coraggio di affermare, a parole, nei fatti rimane un tabù ancora difficile da sradicare.
Reggio Calabria: documentario in ricordo dell’On. Franco Quattrone
Si intitola “Franco Quattrone, storia di un uomo perbene”, il documentario che racconta la vita del politico reggino, rappresentante di punta di quella Democrazia Cristiana calabrese, in grado di poter incidere profondamente sul tessuto sociale ed istituzionale di Reggio Calabria, realizzando attività concrete per lo sviluppo successivo di diversi settori sociali ed economici. La vita di Franco Quattrone, del suo impegno politico e nelle istituzioni, i suoi successi e gli amari episodi che l’hanno caratterizzata a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, l’hanno voluta raccontare i figli Maria Francesca e Giuseppe, a 10 anni dalla sua prematura scomparsa, il 2 novembre del 2012, attraverso un docufilm che punta a restituire dall’oblio mediatico, un politico e un reggino, che ha contribuito a costruire gran parte della storia contemporanea di Reggio Calabria.
Il documentario che andrà in onda in anteprima sull’emittente reggina ReggioTV, sabato 26 novembre la mattina alle 9:00, alle 13:30, dopo la replica del tg intorno alle 17:00 e la sera alle 20:30 e alle 23:30 e domenica 27 novembre alle 9:00, alle 16:15 e alle 20:30, con la regia di Brando Bartoleschi, vuole rinnovare la memoria di nostro padre – hanno affermato Maria Francesca e Giuseppe Quattrone – per parlare di lui, di quanto di bello ha fatto per questa città e per i suoi cittadini che amava tanto. Tanto da non volersi mai trasferire altrove nonostante la pressione mia e di mio fratello Giuseppe che studiavamo fuori tra Roma e Milano”.
“La voglia di raccontare chi era nostro padre – ha aggiunto Maria Francesca Quattrone – la voglia soprattutto di ridare dignità alla sua figura ha fatto scattare in noi l’esigenza di un racconto. Ma sarebbe stato troppo di parte un documentario realizzato da un figlio. Mio padre, lo ricordo certamente come un politico di grande carisma, un uomo che ha dato tutto sé stesso alla città di Reggio Calabria, che amava più di ogni altra cosa al mondo, e alla Calabria che immaginava terra di grandi potenzialità. Come padre era un uomo dolce e autorevole al tempo stesso, come politico era votato alla sua missione, una missione sociale, andare incontro ai bisogni della gente e creare sviluppo e innovazione in una terra difficile”.
“Sin da subito – evidenzia Maria Francesca Quattrone – le scelte, la ricostruzione di fatti e delle persone l’ho affidata totalmente al regista Brando Bartoleschi e al team della sua casa di produzione Image Hunters. Tutti ragazzi giovani che poco sapevano della storia di Franco Quattrone, della nostra storia. Volevo che la ricostruzione fosse fatta da loro in modo puro. Senza condizionamenti. Loro hanno tessuto il filo rosso della trama e la ricostruzione della figura di un uomo, che loro stessi hanno definito “un uomo perbene”.
“Ritengo quindi questo documentario – afferma – come un momento di riflessione e memoria. Il Covid, purtroppo, ci ha bloccato durante le riprese ed abbiamo lasciato la produzione a metà, abbiamo lasciato tutto come era nel 2020, avremmo dovuto fare altre interviste e non è escluso che, d’intesa con il regista, ci sarà un seguito, dove continueremo a raccontare la sua storia, a ricordare con parenti ed amici tante altre belle cose, tanti ricordi, tante emozioni. “Oggi – conclude Maria Francesca – è arrivato il momento di raccontarlo perché sono passati dieci anni dalla sua scomparsa, e credo sia giusto ricordare Franco Quattrone e cancellare il periodo più brutto, quello delle inchieste giudiziarie ben 17 processi, finiti dopo 13 lunghi anni di sofferenze enormi, con assoluzioni piene, e la conferma di un ingiusto processo ed una ingiusta detenzione arrivate anche dalla Corte di Strasburgo. Quest’ultima sentenza purtroppo emanata nel 2013, un anno dopo la sua scomparsa”.
Il documentario ripercorre la biografia e l’ascesa politica di Franco Quattrone, dall’elezione a rappresentante degli studenti universitari a Messina nel 1960 a soli 19 anni, passando per gli importanti incarichi di governo come deputato DC e sottosegretario, fino alle ingiuste incriminazioni e successive assoluzioni per la vicenda Mani Pulite in Calabria. Una vita contrassegnata dalla passione per la politica che ha condizionato nel bene e nel male la sua intera esistenza. La vita di un politico che è anche uno spaccato della storia del nostro Paese e degli anni (dal ‘70 al ‘92) che hanno segnato i più importanti cambiamenti storici e sociali da cui ha avuto origine la recente evoluzione della politica dell’Italia dagli anni ‘90 ad oggi. La linea guida del racconto è rappresentata dalle interviste fatte da sua figlia, Maria Francesca Quattrone, alle persone che hanno conosciuto il padre: familiari, giornalisti, medici, avvocati e uomini politici. Le varie testimonianze serviranno a delineare da diversi punti di vista il profilo di un uomo che ha avuto un ruolo di grande rilevanza nella storia politica del proprio paese e della propria regione, la Calabria, ma anche nei cuori di chi lo ha conosciuto e gli è stato accanto nei momenti più difficili.
Franco Quattrone è morto a Pavia, dove era ricoverato per gravi motivi di salute, il 2 novembre del 2012, aveva 71 anni. E’ stato uno dei grandi protagonisti della storia della Democrazia Cristiana e della prima Repubblica. Figlio d’arte, suo padre Giuseppe Quattrone è stato sindaco di Reggio Calabria dal 1961 al 1963. Ha iniziato a fare politica sin da ragazzo, prima nel movimento giovanile della DC, poi in Parlamento e al Governo. A 29 anni è stato presidente dell’ospedale Riuniti di Reggio Calabria, facendo arrivare diverse professionalità mediche in grado di portarlo all’eccellenza. Negli anni ’70 diventa consigliere e assessore al Comune di Reggio e nel 1979 viene eletto, per la prima volta, alla Camera dei Deputati. Successivamente diventa sottosegretario di Stato al Lavoro con i governi Cossiga I e II, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per la funzione pubblica nei governi Forlani, Spadolini I e II e infine sottosegretario alla Sanità con il governo Fanfani V. Laureato in Giurisprudenza, è stato anche professore universitario, presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria, presidente dell’Unioncamere regionale, presidente del Centro commercio estero della Calabria e componente la giunta esecutiva nazionale di UnionCamere, è stato anche uno dei segretari regionali della DC più influenti e più apprezzati del partito.
Deteneva illegalmente diversi esplosivi: in manette un 26enne di Melicucco
Personale della Digos di Reggio Calabria e del Commissariato di Polizia di Polistena, insieme a quello del Nucleo artificieri e della Squadra mobile di Reggio Calabria, ha arrestato per detenzione illegale di esplosivi un 26enne incensurato, trovato in possesso di circa 210 kg di precursori di diverso tipo, oltre ad 1,5 kg di esplosivo già miscelato, inneschi, micce ed astucci per il confezionamento di artifizi pirotecnici. Il materiale era custodito all’interno di un laboratorio clandestino, a Melicucco, ubicato nello stesso stabile ove insiste l’appartamento dell’arrestato. La pericolosità, secondo gli investigatori, è stata corroborata non soltanto dalla presenza di un telecomando ad attivazione remota nonché di un frullatore/mixer per la miscelazione delle sostanze, ancora sporco di residui della lavorazione degli esplosivi, ma soprattutto dalle precarie modalità di conservazione degli esplosivi e delle polveri, collocate in ambienti angusti ed in prossimità di un centro abitato. Per tali motivi è stato chiesto l’intervento dei Vigili del fuoco e l’intera area è stata cinturata e chiusa al traffico. Nel corso delle attività, a conclusione di altre perquisizioni domiciliari, è stato denunciato in stato di libertà un 28enne trovato in possesso di 11 artifizi pirotecnici e segnalato amministrativamente un altro soggetto di 24 anni, poiché deteneva 5.6 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana. (ANSA).
È stata sancita la prevalenza del diritto eurounitario, fissati i molteplici profili discriminatori delle gare italiane, imposta la giurisprudenza della Corte di Giustizia e ricordate le sentenze nazionali di merito e di legittimità che disapplicano la sanzione penale per i titolari dei centri Stanleybet. La Procura e il Gip di Catanzaro avevano posto a fondamento della misura il meccanismo di regolarizzazione fiscale che, secondo i magistrati, sarebbe stato un’occasione volutamente trascurata dalla Stanleybet. Imperativa, rigorosa e inevitabile la pronuncia del Tribunale del riesame che richiama e ribadisce la giurisprudenza in materia “… il reato ipotizzato non sussiste se — dopo aver invano richiesto l’autorizzazione ex art. 88 t.u.l.p.s., rifiutata per il solo fatto che la società estera mandante non fosse titolare di concessione (come nel caso di specie) – il terminale italiano di una rete facente capo ad un allibratore straniero, autorizzato ad operare in uno Stato dell’Unione ed illegittimamente discriminato in Italia nell’assegnazione delle concessioni di gioco, operi in modo trasparente come soggetto, contrattualmente legato al bookmaker, che riceve le scommesse ed il denaro costituente la posta di gioco e trasmette i dati all’allibratore, eventualmente pagando poi le vincite su mandato di quest’ultimo, secondo lo schema della raccolta delle scommesse attraverso i luoghi di vendita di cui al all’art. 1, comma 2.”
Il Tribunale evidenzia che la normativa del 2014, assunta dalla Procura come fondamento del provvedimento cautelare, non esplica effetti in sede penale, non elimina i precedenti meccanismi discriminatori nell’attribuzione delle concessioni e statuisce \”la fattispecie concreta sottoposta al vaglio del Gip non consente di superare le argomentazioni sopra indicate, in quanto la citata normativa di cui alla legge 190/2014 (legge di stabilità 2015) incide sulla regolarizzazione fiscale ai sensi dell’art. 1 comma 463 e ss, ma non opera una rivisitazione della normativa interna idonea a rimuovere meccanismi discriminatori nelle assegnazioni delle concessioni di gioco, dovendosi dare atto che la difesa ha allegato sentenze di legittimità e sentenze di merito, concernenti proprio il prevenuto, ove è stato analizzato il profilo discriminatorio delle concessioni di gioco in relazione alla Stanleybet.”
Il Tribunale ha annullato il provvedimento impugnato e ha disposto la restituzione dei beni all’avente diritto.